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02/02/2008
MTV PUGNI IN TASCA
Ieri sera, ho avuto modo di guardare una parte della trasmissione di mtv italia “pugni in tasca”. Era la prima volta che la guardavo e purtroppo non sono riuscito a guardarla tutta e, non perchè non fosse interessante, ma per altri impegni. Guardando la pubblicità del programma, si capisce che il programma nasce con l’intento di parla di tematiche attuali, importanti, che sono fonte di riflessioni forti nella società moderna e, in particolare, nei giovani.
Il format è ben costruito: c’è un folto pubblico in studio; ci sono ospiti; clip video con interviste ed approfondimenti; il conduttore è bravo, riesce a mantenere un dialogo vivace tra gli ospiti e garantisce il diritto di risposta.
Ieri sera, l’argomento era il rapporto tra mafia e la società che cerca di ribellarsi; gli ospiti in studio rappresentavano storie diverse: chi ha avuto il coraggio di dire “no alla mafia” e chi invece non ha denunciato, se ne è andato via dal proprio paese.
Un argomento forte, doloroso, in prima serata su una rete fatta e vista dai giovani. Il programma, quella parte che ho visto, mi è piaciuto molto. E’ importante il dialogo, la condivisione di esperienze, vissuti e di emozioni.
L’aspetto che non mi è piacuto è stato l’uso ripetuto della parola “incazz...” sia da parte del conduttore sia dei giovani in studio. Lo ritengono sbagliato, non solo per un tipo di linguaggio che non si addice a un argomento così importante, ma soprattutto perchè passa, in questo modo, il messaggio che i giovani si esprimono così, cioè con parolacce. Come se non ci fossero altri termini, nella nostra bellissima lingua italiana, per esprimere la rabbia, il cordoglio, il rammarico per una società difficile in cui crescere; per comunicare la voglia di legalità, l’amore per il Paese in cui si vive.
E’ un peccato questa caduta di stile, per un programma davvero lodevole e ben fatto!
Ieri sera, l’argomento era il rapporto tra mafia e la società che cerca di ribellarsi; gli ospiti in studio rappresentavano storie diverse: chi ha avuto il coraggio di dire “no alla mafia” e chi invece non ha denunciato, se ne è andato via dal proprio paese.
Un argomento forte, doloroso, in prima serata su una rete fatta e vista dai giovani. Il programma, quella parte che ho visto, mi è piaciuto molto. E’ importante il dialogo, la condivisione di esperienze, vissuti e di emozioni.
L’aspetto che non mi è piacuto è stato l’uso ripetuto della parola “incazz...” sia da parte del conduttore sia dei giovani in studio. Lo ritengono sbagliato, non solo per un tipo di linguaggio che non si addice a un argomento così importante, ma soprattutto perchè passa, in questo modo, il messaggio che i giovani si esprimono così, cioè con parolacce. Come se non ci fossero altri termini, nella nostra bellissima lingua italiana, per esprimere la rabbia, il cordoglio, il rammarico per una società difficile in cui crescere; per comunicare la voglia di legalità, l’amore per il Paese in cui si vive.
E’ un peccato questa caduta di stile, per un programma davvero lodevole e ben fatto!
10:24
Scritto da: ugeek
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